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GESU': MIA GIOIA E MIA FORZA!L'amore vince la paura! (Santa Teresa Benedetta della Croce) September 29 ..Se per un istante..
"Se solo per un istante Dio si dimenticasse che sono una marionetta di pezza e mi regalasse un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto ciò che penso, ma in definitiva penserei tutto ciò che dico.
Darei valore alle cose, non per ciò che valgono, ma per ciò che significano.
Dormirei poco, sognerei di più, capisco che per ogni minuto che chiudiamo gli occhi, perdiamo sessanta secondi di luce.
Andrei quando gli altri si fermano, mi sveglierei mentre gli altri dormono.
Ascolterei mentre gli altri parlano, e come mi godrei un buon gelato al cioccolato!
Se Dio mi facesse dono di un pezzo di vita, vestirei semplicemente, mi butterei disteso al sole, lasciando scoperto non solo il mio corpo, ma anche la mia anima.
Dio mio se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio, e aspetterei che il sole uscisse. Dipingerei con un sogno di Van Gogh sulle stelle una poesia di Benedetti, e una canzone di Serrat sarebbe la serenata che offrirei alla luna.
Annaffierei con le mie lacrime una rosa, per sentire il dolore delle sue spine, e con le labbra la carnosa sensazione dei suoi petali...
Dio mio, se io avessi un pezzo di vita... Non lascerei passare un solo giorno senza dire alla gente a cui voglio bene, che le voglio bene.
Convincerei ogni uomo ed ogni donna che essi sono i miei preferiti, e vivrei innamorato dell'amore.
Agli uomini gli dimostrerei quanto si sbagliano al pensare che smettono d'innamorarsi quando invecchiano, senza sapere che invecchiano quando smettono d'innamorarsi!
A un bambino gli darei le ali, ma lascerei che da solo imparasse a volare.
Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia, ma con l'oblio.
Tante cose ho imparato da voi uomini...
Ho imparato che tutti quanti vogliono vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità risiede nella forza di risalire la scarpata.
Ho imparato che quando un neonato stringe con il suo piccolo pugno, per prima volta, il dito del padre, lo racchiude per sempre.
Ho imparato che un uomo ha diritto a guardarne un altro dall'alto solo per aiutarlo ad alzarsi.
Sono tante le cose che ho potuto apprendere da voi, ma in verità a molto non avrebbero a servire, perché quando mi metterete dentro quella borsa, infelicemente starò morendo.
Di sempre ciò che senti e fai ciò che pensi. Se sapessi che oggi sarà l'ultimo giorno in cui ti vedrò dormire, ti abbraccerei forte e pregherei il Signore affinché possa essere il guardiano della tua anima.
Se sapessi che questa è l'ultima volta che ti vedo uscire dalla porta, ti abbraccerei, ti bacerei, e ti richiamerei per dartene ancora.
Se sapessi che questa è l'ultima volta che ascolterò la tua voce, registrerei ogni tua parola per poter riascoltarla una ed un'altra volta all'infinito.
Se sapessi che questi sono gli ultimi minuti in cui ti vedo ti direi "ti amo" senza assumere, scioccamente, che lo sai di già.
Sempre c'è un domani e la vita ci da un'altra opportunità per fare bene le cose, ma se sbaglio e oggi e tutto ciò che mi resta, mi piacerebbe dirti che ti voglio bene, e che mai ti dimenticherò.
Il domani non è assicurato a nessuno, giovane o vecchio.
Oggi può essere l'ultimo giorno che vedi coloro che ami.
Perciò non aspettare più, fallo oggi, perché se il domani non dovesse mai arrivare, sicuramente lamenterai il giorno che non hai preso tempo per un sorriso, un abbraccio, un bacio, e che sarai stato troppo occupato per
concederti un ultimo desiderio.
Mantieni coloro che ami vicini a te, di loro all'orecchio quanto ne hai bisogno, amali e trattali bene, prenditi tempo per dirgli "mi dispiace", "perdonami", "per piacere", "grazie" e tutte le parole d'amore che conosci.
Nessuno ti ricorderà per i tuoi pensieri segreti. Chiedi al Signore la forza e la saggezza per saperli esprimere; e dimostra ai tuoi amici quanto t'importano."
July 09 Pensiero Spirituale Settimanale<<Quando parli di Dio, ricordati che stai parlando di Dio, ossia che lo devi fare con rispetto e devozione, non prendendo atteggiamenti di sufficienza o il tono di predica, ma con spirito di dolcezza, di carità, di umiltà>>. San Francesco di Sales June 25 Pensiero Spirituale Settimanale«Quanto è ingannatrice questa vita, e come sono brevi le sue consolazioni! Compaiono per un momento, e il momento seguente se le porta via; e, se non esistesse quella beata eternità alla quale tutti i nostri giorni devono condurre, avremmo ragione di lagnarci della nostra condizione umana». San Francesco di Sales June 03 Pensiero Spirituale Settimanale<<Camminate allegramente e con cuore aperto quanto più potete e, se non potete sempre camminiare con gioia, camminate almeno con coraggio e fiducia.>> San Francesco di Sales May 08 Maggio, mese di Maria!Perché t’amo, Maria! (Santa Teresa del Bambino Gesù) Niente mi sembrava più bella di questa poesia in onore a Maria, Mamma nostra e Regina del Cielo.. Per Teresa di Lisieux, Maria è più madre che regina, quindi sentiamola davvero vicina e affidiamoci a Lei .. non ne rimarremo delusi! A GESU’ PER MARIA! February 06 Messaggio del Papa per la Quaresima 2008
Cari fratelli e sorelle! 1. Ogni anno, la Quaresima ci offre una provvidenziale occasione per approfondire il senso e il valore del nostro essere cristiani, e ci stimola a riscoprire la misericordia di Dio perchè diventiamo, a nostra volta, più misericordiosi verso i fratelli. Nel tempo quaresimale la Chiesa si preoccupa di proporre alcuni specifici impegni che accompagnino concretamente i fedeli in questo processo di rinnovamento interiore: essi sono la preghiera, il digiuno e l'elemosina. Quest'anno, nel consueto Messaggio quaresimale, desidero soffermarmi a riflettere sulla pratica dell'elemosina, che rappresenta un modo concreto di venire in aiuto a chi è nel bisogno e, al tempo stesso, un esercizio ascetico per liberarsi dall’attaccamento ai beni terreni. Quanto sia forte la suggestione delle ricchezze materiali, e quanto netta debba essere la nostra decisione di non idolatrarle, lo afferma Gesù in maniera perentoria: "Non potete servire a Dio e al denaro" (Lc 16,13). L'elemosina ci aiuta a vincere questa costante tentazione, educandoci a venire incontro alle necessità del prossimo e a condividere con gli altri quanto per bontà divina possediamo. A questo mirano le collette speciali a favore dei poveri, che in Quaresima vengono promosse in molte parti del mondo. In tal modo, alla purificazione interiore si aggiunge un gesto di comunione ecclesiale, secondo quanto avveniva già nella Chiesa primitiva. San Paolo ne parla nelle sue Lettere a proposito della colletta a favore della comunità di Gerusalemme (cfr 2 Cor 8-9; Rm 15,25-27). 2. Secondo l'insegnamento evangelico, noi non siamo proprietari bensì amministratori dei beni che possediamo: essi quindi non vanno considerati come esclusiva proprietà, ma come mezzi attraverso i quali il Signore chiama ciascuno di noi a farsi tramite della sua provvidenza verso il prossimo. Come ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica, i beni materiali rivestono una valenza sociale, secondo il principio della loro destinazione universale (cfr n. 2404). Nel Vangelo è chiaro il monito di Gesù verso chi possiede e utilizza solo per sè le ricchezze terrene. Di fronte alle moltitudini che, carenti di tutto, patiscono la fame, acquistano il tono di un forte rimprovero le parole di san Giovanni: "Se uno ha ricchezze di questo mondo e vedendo il proprio fratello in necessità gli chiude il proprio cuore, come dimora in lui l'amore di Dio?" (1 Gv 3,17). Con maggiore eloquenza risuona il richiamo alla condivisione nei Paesi la cui popolazione è composta in maggioranza da cristiani, essendo ancor più grave la loro responsabilità di fronte alle moltitudini che soffrono nell'indigenza e nell’abbandono. Soccorrerle è un dovere di giustizia prima ancora che un atto di carità. 3. Il Vangelo pone in luce una caratteristica tipica dell’elemosina cristiana: deve essere nascosta. "Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra", dice Gesù, "perchè la tua elemosina resti segreta" (Mt 6,3-4). E poco prima aveva detto che non ci si deve vantare delle proprie buone azioni, per non rischiare di essere privati della ricompensa celeste (cfr Mt 6,1-2). La preoccupazione del discepolo è che tutto vada a maggior gloria di Dio. Gesù ammonisce: "Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perchè vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli" (Mt 5,16). Tutto deve essere dunque compiuto a gloria di Dio e non nostra. Questa consapevolezza accompagni, cari fratelli e sorelle, ogni gesto di aiuto al prossimo evitando che si trasformi in un mezzo per porre in evidenza noi stessi. Se nel compiere una buona azione non abbiamo come fine la gloria di Dio e il vero bene dei fratelli, ma miriamo piuttosto ad un ritorno di interesse personale o semplicemente di plauso, ci poniamo fuori dell’ottica evangelica. Nella moderna società dell'immagine occorre vigilare attentamente, poichè questa tentazione è ricorrente. L'elemosina evangelica non è semplice filantropia: è piuttosto un'espressione concreta della carità, virtù teologale che esige l'interiore conversione all'amore di Dio e dei fratelli, ad imitazione di Gesù Cristo, il quale morendo in croce donò tutto se stesso per noi. Come non ringraziare Dio per le tante persone che nel silenzio, lontano dai riflettori della società mediatica, compiono con questo spirito azioni generose di sostegno al prossimo in difficoltà? A ben poco serve donare i propri beni agli altri, se per questo il cuore si gonfia di vanagloria: ecco perchè non cerca un riconoscimento umano per le opere di misericordia che compie chi sa che Dio "vede nel segreto" e nel segreto ricompenserà. 4. Invitandoci a considerare l'elemosina con uno sguardo più profondo, che trascenda la dimensione puramente materiale, la Scrittura ci insegna che c'è più gioia nel dare che nel ricevere (cfr At 20,35). Quando agiamo con amore esprimiamo la verità del nostro essere: siamo stati infatti creati non per noi stessi, ma per Dio e per i fratelli (cfr 2 Cor 5,15). Ogni volta che per amore di Dio condividiamo i nostri beni con il prossimo bisognoso, sperimentiamo che la pienezza di vita viene dall'amore e tutto ci ritorna come benedizione in forma di pace, di interiore soddisfazione e di gioia. Il Padre celeste ricompensa le nostre elemosine con la sua gioia. E c'è di più: san Pietro cita tra i frutti spirituali dell'elemosina il perdono dei peccati. "La carità - egli scrive - copre una moltitudine di peccati" (1 Pt 4,8). Come spesso ripete la liturgia quaresimale, Iddio offre a noi peccatori la possibilità di essere perdonati. Il fatto di condividere con i poveri ciò che possediamo ci dispone a ricevere tale dono. Penso, in questo momento, a quanti avvertono il peso del male compiuto e, proprio per questo, si sentono lontani da Dio, timorosi e quasi incapaci di ricorrere a Lui. L'elemosina, avvicinandoci agli altri, ci avvicina a Dio e può diventare strumento di autentica conversione e riconciliazione con Lui e con i fratelli. 5. L'elemosina educa alla generosità dell'amore. San Giuseppe Benedetto Cottolengo soleva raccomandare: "Non contate mai le monete che date, perchè io dico sempre così: se nel fare l'elemosina la mano sinistra non ha da sapere ciò che fa la destra, anche la destra non ha da sapere ciò che fa essa medesima" (Detti e pensieri, Edilibri, n. 201). Al riguardo, è quanto mai significativo l'episodio evangelico della vedova che, nella sua miseria, getta nel tesoro del tempio "tutto quanto aveva per vivere" (Mc 12,44). La sua piccola e insignificante moneta diviene un simbolo eloquente: questa vedova dona a Dio non del suo superfluo, non tanto ciò che ha, ma quello che è. Tutta se stessa. Questo episodio commovente si trova inserito nella descrizione dei giorni che precedono immediatamente la passione e morte di Gesù, il quale, come nota san Paolo, si è fatto povero per arricchirci della sua povertà (cfr 2 Cor 8,9); ha dato tutto se stesso per noi. La Quaresima, anche attraverso la pratica dell'elemosina ci spinge a seguire il suo esempio. Alla sua scuola possiamo imparare a fare della nostra vita un dono totale; imitandolo riusciamo a renderci disponibili, non tanto a dare qualcosa di ciò che possediamo, bensì noi stessi. L'intero Vangelo non si riassume forse nell'unico comandamento della carità? La pratica quaresimale dell'elemosina diviene pertanto un mezzo per approfondire la nostra vocazione cristiana. Quando gratuitamente offre se stesso, il cristiano testimonia che non è la ricchezza materiale a dettare le leggi dell'esistenza, ma l'amore. Ciò che dà valore all'elemosina è dunque l'amore, che ispira forme diverse di dono, secondo le possibilità e le condizioni di ciascuno. 6. Cari fratelli e sorelle, la Quaresima ci invita ad "allenarci" spiritualmente, anche mediante la pratica dell'elemosina, per crescere nella carità e riconoscere nei poveri Cristo stesso. Negli Atti degli Apostoli si racconta che l'apostolo Pietro allo storpio che chiedeva l'elemosina alla porta del tempio disse: "Non possiedo né argento nè oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina" (At 3,6). Con l'elemosina regaliamo qualcosa di materiale, segno del dono più grande che possiamo offrire agli altri con l'annuncio e la testimonianza di Cristo, nel Cui nome c'è la vita vera. Questo periodo sia pertanto caratterizzato da uno sforzo personale e comunitario di adesione a Cristo per essere testimoni del suo amore. Maria, Madre e Serva fedele del Signore, aiuti i credenti a condurre il "combattimento spirituale" della Quaresima armati della preghiera, del digiuno e della pratica dell'elemosina, per giungere alle celebrazioni delle Feste pasquali rinnovati nello spirito. Con questi voti imparto volentieri a tutti l'Apostolica Benedizione. Dal Vaticano, 30 ottobre 2007 BENEDICTUS PP. XVI January 10 Pensiero Spirituale Settimanale«Bisogna cominciare l'anno da Cristo e dalla sua santissima Madre: O Gesù riempi il nostro cuore del tuo nome divino... Vergine Madre, che prima fra tutte le creature umane proferisti questo nome di salvezza, ispiraci il modo di invocarlo convenientemente». San Francesco di Sales December 25 Santo NataleDecember 18 Pensiero Spirituale Settimanale«Il divin Cuore prende una cura particolare delle anime che si abbandonano a Lui con confidenza». Santa Margherita Maria Alacoque December 03 Pensiero Spirituale Settimanale«Sii sempre in ordine, Filotea; non devi essere trasandata, approssimativa, raffazzonata. Sarebbe segno di disprezzo per quelli che incontri andare da loro con abito indecoroso; ma evita la vanità, la vanità, la ricercatezza, le follie. Rimani semplice e modesta: è il più bell'ornamento della bellezza e la miglior copertura se la bellezza non ci fosse». San Francesco di Sales November 17 Ma in che mondo viviamo???VALGONO PIU' TRE ORSI MORTI O 130 MILA ABORTI ALL'ANNO? Ma non ci sono solo le "buone" notizie come questa. Purtroppo ci sono anche le "stragi". Infatti il 3 ottobre sempre La Repubblica titolava drammaticamente: "Strage di orsi in Abruzzo". Sono stati trovati avvelenati tre orsi nel Parco. L'articolo iniziava così: "Una strage, una mattanza che nasconde un piano criminale contro il Parco Nazionale d'Abruzzo". Tutti i tg hanno parlato di questo orrore. Un'ondata di emozione ha scosso il Paese. Il ministro Pecoraro Scanio prospetta "l'arresto per questi criminali" e annuncia di costituirsi parte civile. La Lipu pure. L'associazione "Amici dell'orso Bernardo" ha fatto una fiaccolata di protesta. La Lega antivivisezione parla di "emergenza criminale" che sarebbe "purtroppo diffusa" fra "cacciatori, pastori e cercatori di tartufi". Il Wwf c'informa Repubblica "ha messo una taglia di 10 mila euro sui killer" (quando il senatore Calderoli mise una taglia per avere notizie sugli assassini del benzinaio di Lecco tutti insorsero indignati, ma la taglia del Wwf per sapere chi ha avvelenato gli orsi è parsa a tutti nobile). Fulco Pratesi, presidente del Wwf, è fra gli indignati speciali: "Si tratta di un atto criminale gravissimo. Un Paese civile non può permettersi questi scempi". E' sempre dei tre orsi che si parla… Perchè pare che l'orso sia diventato il metro della civiltà. Che vita è la vostra se non avete un orso in giardino. La scrittrice Dacia Maraini, nostra coscienza civile, l'ha spiegato da par suo: "L'orso non si fa vedere facilmente, ma la sua presenza è come una certezza di vita, qualcosa che ci fa sentire meno soli, meno padroni e tiranni, meno distruttori e soprattutto meno volgari" (Corriere della sera, 4 ottobre 2007). L'orso ci fa sentire "meno soli e meno volgari"? C'è qualcuno al Corriere della sera che chiede e pubblica commenti del genere e che sa spiegarci questa folgorante rivelazione? Esistono orsi di compagnia? La Maraini va a lezione di buone maniere dagli orsi? Capisco il commovente grido di dolore della scrittrice quando ha saputo del luttuoso evento: "Di fronte alla carneficina provo strazio e stupore". Simpatizziamo anche noi con l'orso Bernardo. Ma siamo proprio sicuri che non ci siano altre carneficine, un po' più tremende, che passano nell'indifferenza o che addirittura vengono presentate come "conquiste civili"? Il dolore degli esseri umani innocenti ha mai interessato i nostri intellettuali? Parlo ovviamente degli intellettuali di Sinistra perchè se non sei di Sinistra non puoi neanche sognarti di veder riconosciuta dignità intellettuale a ciò che pensi a che dici. Ricordo una memorabile citazione della stessa Maraini che su Paese sera, il 7 maggio 1969, scriveva: "Gli intellettuali, guarda caso sempre di sinistra, sono gli unici, assieme ai politici guarda caso sempre di sinistra, che dicono la verità". Anche quel memorabile pensiero della Maraini sessantottesca conteneva due strepitose rivelazioni. La prima: un vero intellettuale deve essere per forza di sinistra (in effetti a quel tempo non si potevano considerare intellettuali individui come Eugenio Montale, Rosario Romeo, Mario Luzi, Augusto Del Noce, Indro Montanelli, Geno Pampaloni, Nicola Abbagnano, Vittorio Mathieu, Sergio Ricossa, Renato Mieli, Renzo De Felice, Federico Fellini e via dicendo). Seconda rivelazione: intellettuali e politici di sinistra "sono gli unici che dicono la verità". Erano gli anni dell'impazzimento ideologico. Avete mai sentito in quegli anni intellettuali e politici del Pci e della Sinistra dire la verità – per esempio – sull'orrore dei regimi comunisti, sul fanatismo rivoluzionario che imperversava in scuole, fabbriche e università (e che di lì a poco sarebbe degenerato) o sulla Resistenza? Avete mai sentito gli intellettuali di sinistra denunciare le "carneficine" comuniste e l'orrore del Gulag? Di solito più che la verità si sentiva la "pravda", una forma di "verità" molto sinistra. E -ad essere sinceri- ancora oggi, anno di grazia 2007 -siamo in attesa di sentirla dire tutta la verità, come lamenta anche l'ultimo libro di Giampaolo Pansa, "I gendarmi della memoria". Ma fra tutti, il genocidio più censurato è quello di cui parlavo all’inizio di questo articolo. Lo si continua a presentare addirittura come una conquista civile: 130 mila bambini valgono almeno quanto un orso marsicano? Antonio Socci (da Libero) lascio questa domanda come spunto di riflessione: 130 mila bambini valgono almeno quanto un orso marsicano? October 22 Pensiero Spirituale Settimanale«Le virtù esercitate hanno un pregio unico: rallegrano l'anima con una dolcezza e una soavità che non ha l'eguale; i vizi, invece, la lasciano stanca e disorientata». San Francesco di Sales BUONA SETTIMANA NEL SIGNORE! October 16 Santa Margherita Maria AlacoqueTESTIMONE DELL'AMORE DI CRISTO
In questo mese ti presento la figura di santa Margherita Maria Alacoque una monaca dell’Ordine della Visitazione (fondato da San Francesco di Sales e da Santa Giovanna de Chantal) vissuta in Francia dal 1647 al 1690. Morì all’età di 43 anni, dopo aver vissuto per 19 anni nello stesso Monastero di Paray-le-Monial, dove ebbe lo straordinario privilegio delle rivelazioni di Gesù, che parlava con lei Cuore a cuore.
Per molti cristiani, con una certa cultura religiosa e soprattutto con una buona frequenza alla Chiesa, il nome di santa Margherita Maria Alacoque richiama subito la devozione al Sacro Cuore, e in particolare la novena in suo onore dei primi venerdì del mese. Soprattutto a questa santa infatti (e a San Claudio de la Colombiere, che ne fu il primo apostolo) si deve la diffusione della devozione al Sacro Cuore nel passato. Oggi (o per lo meno in questi ultimi decenni), sembra una devozione in calo o addirittura in crisi. Si afferma che non ha più la forza di attrazione spirituale sui fedeli “moderni”, figli della rivoluzione telematica. Sembra inoltre che il suo richiamo e lo stesso contenuto siano trascurati, snobbati quanto non addirittura criticati più o meno apertamente. Per qualcuno di questi critici parlare della devozione al Sacro Cuore è uguale a gettare olio sul fuoco di un certo cristianesimo imbevuto di sentimentalismo esagerato, di devozionalismo al confine con la magia e di un certo utilitarismo spirituale un po’ sospetto (vedi la “Grande Promessa” fatta dal Sacro Cuore alla Santa). Affermano che la vita spirituale, fondata su questa devozione sembra in forte commistione con quel mondo problematico ed enigmatico che sono le emozioni umane.
Che cosa dire di queste critiche e sospetti? Tutto esagerato e senza fondamento? Non direi. Purtroppo il testo delle “Promesse” fu molto semplificato, ridotto a brevi formule, senza spiegazioni teologiche e staccate dal contesto storico. Talvolta furono pubblicizzate in forma di slogan, venendo così recepite (erroneamente) come semplici e facili ricette di vita eterna, a basso prezzo, destinate ad ottenere le grazie e la grazia per eccellenza (la salvezza eterna) a colpo sicuro. “Si fanno sperare risultati prodigiosi senza sottolineare le impegnative condizioni richieste da Cristo stesso. L’imprecisione teologica poi, in cui è stata lasciata per qualche tempo da alcuni la vera natura del culto al Cuore di Cristo, permette ai più di credere che tutto si riduce ad un sentimentalismo facile o tutt’al più ad alcune pratiche esteriori. Il culto al Sacro Cuore invece è un’autentica scuola di santità, esige una profonda rieducazione del cuore, suppone una riforma dei sentimenti, mettendoli all’unisono con il Cuore del Salvatore” (G. Bettan). Come dire che con questa devozione non si vende o si svende un certo Cristianesimo a basso prezzo, non si offre la salvezza eterna all’interno di un quadro di garantismo spirituale semplicemente fondato su poche ed esteriori pratiche. Qui c’è tutta la ricchezza (e le esigenze) del Vangelo di Cristo. In convento con l’incarico di custodire... l’asinello della Comunità La vita di Margherita (a 22 anni, ricevendo la Cresima prese anche il nome di Maria) è molto semplice. Nacque in Francia, nel dipartimento della Loira, nel 1647. I genitori erano ferventi cristiani, di buona situazione sociale ed economica. Fin dall’infanzia la piccola Margherita è favorita da particolari grazie. Cresce tra un ardente fervore che la spinge sempre più fortemente verso Dio, fino all’offerta totale di sè. Mostrò sempre una vivace attrazione verso la preghiera, il ritiro ed il silenzio, nonostante la sua indole vivacissima. Mostrava un grande amore all’Eucarestia, una grande sensibilità ed interessamento verso poveri e sofferenti. Non le mancarono certo le difficoltà. A soli otto anni perse il padre. Venne a trovarsi così insieme alla mamma, alle dipendenze di alcuni parenti egoisti ed esosi. Questi continui e molteplici maltrattamenti procurarono loro grandi sofferenze. Margherita sopportava tutto con pazienza ed in atteggiamento di rispetto e benevolenza verso i persecutori suoi e della mamma. Crescendo anche lei conobbe le attrattive della società in cui cresceva e che la posizione economica le permetteva, quali feste, ricevimenti, bei vestiti. Tutte cose normali per una ragazza. I parenti stretti poi facevano anche proposte concrete di matrimonio. Una prospettiva che, all’inizio, a Margherita non dispiaceva. Ma dopo un po’ di esitazione rifiutò decisamente e irreversibilmente, affermando di volersi fare religiosa. Entrò infatti nell’Ordine della Visitazione a 24 anni, nel Monastero di Paray-le-Monial. Qui visse 19 anni fino alla morte. Il Noviziato di Margherita non fu per niente facile, nonostante i privilegi mistici da parte di Dio. Lei era diventata un’attenta discepola di Cristo, fattosi suo diretto Maestro, attraverso l’alto grado di contemplazione cui era arrivata. La Superiora e la Comunità capivano e non capivano queste grazie mistiche. Saranno solo l’obbedienza, l’umiltà e l’indiscussa sottomissione di Margherita a vincere ogni esitazione e ad essere così ammessa alla Professione Religiosa (1672). Ma le difficoltà non finirono lo stesso. La Superiora e le Consorelle la sottoposero (speriamo a fin di bene!) a molteplici prove... insomma volevano vederci chiaro nelle estasi e nelle grazie soprannaturali di cui quella Consorella veniva gratificata dall’Alto, senza apparenti grandi meriti (pensavano). La consideravano insomma una visionaria. Ecco il rimedio. Un incarico terra terra: custodire... un intraprendente asinello, in dotazione alla comunità... perché non allargasse troppo gli orizzonti del suo pascolo. Per Suor Margherita il disagio cresceva, e questo non certo per l’asinello da custodire, ma per la diffidenza della Superiora e Consorelle, e perché non poteva risvegliare nel mondo, come le aveva ordinato Gesù in una delle visioni, la memoria del suo grande amore per l’umanità attraverso il culto del Sacro Cuore. Difficoltà fatta presente dall’interessata. Ed ecco la promessa e la soluzione del problema: Gesù stesso le promise l’arrivo (1975) del “Suo servo fedele e perfetto amico” nella persona del gesuita Claudio de la Colombiere, che diventerà il suo direttore spirituale (sarà poi santo). “Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini...” Padre de la Colombiere credette alle visioni di Suor Margherita. Purtroppo rimase solo un anno, poi ricevette un altro incarico. Morirà, dopo molte sofferenze, nel 1682. Suor Margherita (che l’aveva rivisto prima della morte), dirà di non aver pregato per lui, alla notizia del decesso: "E' lui che deve pregare per noi, perché si trova in Paradiso; il Sacro Cuore l'ha reso molto potente in cielo". Il messaggio centrale che Suor Margherita ricevette nelle rivelazioni di Gesù si possono sintetizzare in alcune parole dirette: "Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini... però la maggior parte di essi ricambia con ingratitudine, irriverenza verso il SS. Sacramento, sacrilegi". Nelle varie apparizioni a Suor Margherita e tramite lei al mondo intero, il messaggio si concentra sempre sul fatto che "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio"; Cristo presentava il proprio Cuore come simbolo del suo Amore infinito per l'umanità, chiedendone un particolare culto, oltre ad una vita coerente, naturalmente. Il Cristo assicurava i suoi tesori di misericordia attraverso il culto al suo Sacro Cuore e all'Eucarestia, da ricevere frequentemente. Chiedeva infine la partecipazione alla riparazione delle offese fatte a Dio. Ma è specialmente quella che viene detta la "Grande Promessa" il messaggio più conosciuto tra il popolo cristiano (e che ha suscitato anche più critiche, di cui parlavo all'inizio). E' la famosa promessa della salvezza finale se si fa la Comunione nei primi nove venerdì consecutivi, di ogni mese. Santa Margherita scrisse il contenuto della Rivelazione: “Io ti prometto nella eccessiva misericordia del mio Cuore, che il mio amore onnipotente accorderà a tutti coloro che si comunicheranno per nove primi venerdì del mese consecutivi, la grazia della penitenza finale, non morranno nella mia disgrazia né senza ricevere i sacramenti...”. È una promessa formidabile, sembra quasi una sicura polizza sulla vita... eterna. Comunque non c’è e non ci può essere niente di magico o di automatico. Sappiamo dall’insieme della Rivelazione che ogni dono di Dio all’uomo, ogni grazia sua presuppone sempre la risposta dell’uomo, della sua vita coerente, nell’obbedienza alla volontà di Dio espressa nei suoi Comandamenti. Le promesse di Dio, e anche questa fatta da Gesù a santa Margherita Alacoque, sono inseparabili dalle divine esigenze, soprattutto dalla conformità alla volontà di Dio nella propria vita quotidiana, dalla totale adesione a Lui e alla sua Parola, dal prendere la propria croce quotidiana e portarla (magari qualche volta trascinarla) dietro a Cristo. La devozione al Cuore di Gesù significa una devozione fatta di unione a Lui, di appartenenza a Lui, di identificazione con Lui. Significa una risposta di amore quotidiano, anche a caro prezzo. Altro che sentimentalismo pseudo spirituale.
CHE COS’È LA DEVOZIONE AL SACRO CUORE? “Con la spiritualità del Cuore di Gesù giungerai alla più alta santità”. Santa Margherita Maria Alacoque September 21 Pensiero Spirituale Settimanale«Ogni tanto guarda alla tua anima per vedere quali sono le passioni che più vi spadroneggiano. Una volta scoperte, imposta la tua vita in modo esattamente contrario nei pensieri, nelle parole, nelle azioni».
San Francesco di Sales September 07 Pensiero Spirituale Settimanale«Quando l'umiltà e la dolcezza sono vere e sincere ci difendono dal bruciore che le ingiurie abitualmente provocano nei nostri cuori».
San Francesco di Sales - Filotea, VIII, 212 Eccomi ritornata dopo le "ferie" un po' andate male..ma pazienza si rimedierà l'anno prossimo se ne avrò la possibilità. C'è sempre la mia salute ke barcolla, e le continue visite... Un saluto a tutti e un augurio di un buon inizio dopo le vacanze!! July 16 Pensiero Settimanale Spirituale«Conservate la santa gioia che nutre lo spirito ed edifica il prossimo». (San Francesco di Sales) July 05 Pensiero Spirituale Settimanale«La fiducia in Dio addolcisce tutto, ottiene tutto, sostiene tutto». (San Francesco di Sales) N.B.: per dei problemi tecnici (che durano da ormai tanto tempo) non posso aggiornare il blog quando e come piace e pare a me. Mi scuso per l'inconveniente, ma anche io che sono un tecnico non capisco proprio che cosa abbia da non funzionare. Mah! June 03 Solennità della Santissima Trinità
O mio amato Cristo, crocifisso per amore, O Fuoco consumatore, Spirito d'amore, O miei TRE, mio Tutto,
May 29 Pensiero spirituale settimanale«Amate Dio di cuore in ogni occasione, e se talvolta vi capita di perdere la pazienza non turbatevi, ma ritornate subito nella dolcezza»
(San Francesco di Sales) May 21 Pensiero spirituale settimanale«Bisogna avere pazienza e pregare Dio che ci renda umili affinché, come profonde cisterne, possiano ricevere in abbondanza i doni di Dio.» (San Francesco di Sales) April 27 L'Amato"Gaudete, iterum dico gaudete;
quia Dominus prope est"
Se l'Amato, l'amore, il più grande dono della mia vita, mi è vicino...
rimane nel fondo del cuore la gioia che è più grande di tutte le sofferenze.
Cari amici, chiedo una preghiera per me, sto attraversando un brutto momento con me stessa, sono confusa, stanca e mi vengono mille tentazioni; delle volte quando parlo e mi rendo conto di quello che ho detto faccio fatica a credere che le cose che ho detto le ho dette proprio io ... delle volte mi chiedo anche se è tutta un illusione, in certi momenti faccio fatica a credere. La speranza però non è mai morta dentro di me, non voglio più bistrattare il Signore che già soffre tanto a causa nostra. E' un periodo buio, Lo cerco e Gesù si nasconde.
GRAZIE a tutti di cuore se mi ricorderete nelle vostre preghiere.
Con affetto. Sara
April 24 PREGHIERA INSEGNATA DALLA MADONNA PER LIBERARE LE ANIME DAL PURGATORIO
Santa Madre di Dio, Corredentrice del mondo, prega per noi Maria Vergine rivelò alla veggente polacca Anna di Ohlau questa grande promessa: “Chi prega con riverenza ed amore questa giaculatoria, può liberare mille anime dal Purgatorio”. April 06 Venerdì Santo della Passione di Nostro SignoreEcco Gesù ridotto a nulla perchè la Sua Parola e perchè le Sue azioni non sono opportune.
La Sua Parola su Dio e sull'uomo e sulla religione e sulla libertà interiore non sono opportune rispetto a quanto ci si aspetta! Bisogna ridimensionarLo pubblicamente, per distruggere la Sua Parola. Bisogna ridicolizzarlo, per gettare il sospetto sulle Sue azioni. Per far tacere qualcuno è sufficiente umiliarlo. Sminuirlo! Gesù è ridotto a nulla. E' Dio stesso a essere umiliato e sminuito a motivo della Sua passione per l'umanità che egli si ostina a voler grande e trasfigurata. Tutto è compiuto: sono le Tue ultime parole di Gesù prima di chinare il capo e di spirare.
Tutto è compiuto: hai donato agli uomini fino in fondo parole di Misericordia, gesti di bontà. Ti sei accostato ai poveri, ai malati e ai peccatori e hai destato la speranza: Dio è accanto a loro e per loro prepara un mondo nuovo. Hai rivelato il Volto compassionevole di un Padre che ci ama, hai liberato dalla prigionia del male, hai guarito corpi e anime. Tutto è compiuto: ora che hanno voluto fermarTi per sempre, ora che Ti hanno condannato e deriso, ingiuriato e colpito, Tu offri tutto quello che Ti resta: un corpo da denudare perchè ormai destinato alla morte, un corpo da inchiodare al patibolo della Croce, un corpo da esporre nello spasimo dell'agonia, un corpo da trafiggere perchè versi fino in fondo il sangue e l'acqua che purificano e rigenerano il mondo. Sì, tutto è compiuto, Gesù, e nel silenzio io voglio vegliare con Te, contemplare la Tua PASSIONE, per penetrare nel mistero del Tuo amore infinito per noi. Prepara il mio cuore ad accogliere il mistero della Croce, metti in me lo spirito di grazia, di supplica e di compunzione per i miei peccati e per i peccati di tutta l'umanità. O Maria, Tu che hai vissuto con il Tuo Figlio la Sua agonia e la Sua morte, donami di piangere con Te, un pianto che non cessi mai e che bagni continuamente il terreno dell'anima, rendendo molli le zolle indurite del mio e del cuore di tutti». «Si è fatto obbediente fino alla morte, e alla morte di Croce: per questo Dio l'ha esaltato» (Fil 2,8-9a) April 04 Pensiero Spirituale SettimanaleL'Amante divino, o Teotimo, è morto tra le fiamme e gli ardori della dilezione, per l'infinita carità che aveva per noi e per la violenza e la virtù dell'amore... Fu Lui stesso il sacrificatore che si offrì al Padre, e si immolò nell'amore, all'amore, per mezzo dell'amore, per l'amore e d'amore. Francesco di Sales / Teotimo LX cap. XVII March 31 Pensiero Spirituale SettimanaleNon possiamo adattarci interamente al mondo per vivere a modo suo, senza allontanarci da Dio e in conseguenza perdere tutto. Francesco di Sales
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